"Se tu vuoi un amico, addomesticami"
Se non avete capito la citazione le cose sono due: o non siete stati bambini, o avete dimenticato di esserlo stati. Questa frase viene pronunciata da una volpe, ma potrebbe benissimo stare nella bocca di un lupo. L'articolo sul metalupo, ha portato molti a chiedersi il momento in cui questi animali hanno smesso di essere una minaccia e cominciato il loro percorso di alleati e amici fidati dell'uomo. Una ricerca recente ha suggerito un singolo evento di addomesticamento di una popolazione di lupi grigi, approssimativamente tra i 20.000 e i 40.000 anni fa.

Un team internazionale di ricerca guidato da Krishna Veeramah ha determinato, analizzando il DNA di due cani preistorici dalla Germania, l'origine del genoma dei moderni cani europei. Il lupo è stato probabilmente il primo animale addomesticato dall'uomo: i fossili più vecchi di un cane chiaramente distinguibile da un lupo provengono dalla Germania di 15.000 anni fa circa. Le ricerche sul genoma si sono concentrate su una possibile origine dalla Siberia, dall'Europa continentale, dalle steppe dell'Asia centrale o dal Medio oriente, fino a quando, nel 2016 , nuove tecniche di paleogenetica hanno reso possibile il campionamento di una sequenza del genoma di un cane vecchio di 5.000 anni proveniente dall'Irlanda. Questo studio ha evidenziato come i cani non sono stati addomesticati una sola volta, bensì in due distinti eventi. Il team di ricerca dell'Università di Oxford che ha condotto le ricerche ha perciò ipotizzato che una prima popolazione indigena originaria dell'Europa sia stata soppiantata da una successiva migrazione di lupi addomesticati durante il Neolitico in Asia Orientale.
Veeramah con la sua nuova pubblicazione (del 18 luglio scorso) ha invece spiegato come, contrariamente a quanto supposto, i cani autoctoni europei sono geneticamente incredibilmente somiglianti a quelli delle razze moderne, suggerendo che non ci sia stata una "sostituzione" di massa durante il neolitico da parte di una popolazione asiatica, come precedentemente ipotizzato.
Nel suo studio il campione utilizzato proviene dal fossile di un cane vecchio di 7.000 anni, che ha permesso di determinare che il campione più giovane (si fa per dire, trattandosi comunque di 5.000 anni) è il risultato dell'incrocio tra una popolazione di cani autoctoni europei ed una popolazione proveniente dall'India o dalla Asia meridionale. Questo dato, apparentemente di poco conto, può essere invece molto utile per determinare le migrazioni delle popolazioni umane durante l'Età del bronzo: speculando, infatti, sulla possibilità che questi cani possano essere arrivati in Europa al seguito dei loro padroni, si può immaginare una migrazione di massa dalle steppe asiatiche durante quel periodo. Pur rimanendo un mistero l'effettiva origine geografica del cane, questa recente ricerca può aiutare non solo a comprendere l'evoluzione del migliore amico dell'uomo, ma anche gli spostamenti durante il Neolitico dell'uomo stesso.

Se questo breve articolo, fatto soprattutto per completare un discorso aperto con il Canis dirus, vi ha interessato, potete trovare lo studio completo su Nature a questo link. Potete scaricare, in modo gratuito, un PDF della ricerca stessa, utile anche per comprendere il funzionamento di un'analisi paleogenetica.
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